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Regime Forfettario 2026:
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Tutto quello che devi sapere se sei in regime forfettario o stai per aprire una partita IVA: requisiti, soglie, aliquote, contributi INPS, fattura elettronica e cause di esclusione, aggiornato alla normativa 2026.

Cos'è il regime forfettario

Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato riservato alle persone fisiche titolari di partita IVA individuale. È stato introdotto dalla Legge 190/2014 e nel tempo è diventato il regime di gran lunga più utilizzato dai freelance, dai piccoli professionisti e dai piccoli imprenditori in Italia.

La logica è semplice: niente IVA in fattura, niente deduzione analitica dei costi, un'unica imposta sostitutiva calcolata su una percentuale fissa del fatturato. In cambio della semplificazione, lo Stato ti chiede di rispettare una soglia di ricavi e alcuni paletti d'accesso.

I requisiti per accedere nel 2026

Per entrare e restare in regime forfettario nel 2026 devi rispettare tutti i seguenti requisiti contemporaneamente:

Esistono inoltre alcune cause di esclusione specifiche, le più importanti delle quali sono trattate più avanti.

Come si calcolano le tasse

Il meccanismo è diverso dal regime ordinario. Invece di sottrarre i costi effettivi dai ricavi, in forfettario si applica un coefficiente di redditività stabilito per legge in base al tuo codice ATECO. Il coefficiente presume forfettariamente una percentuale di costi.

La formula è:

Reddito imponibile = Fatturato × Coefficiente di redditività
Imposta = (Reddito imponibile − Contributi INPS pagati) × Aliquota

I coefficienti vanno dal 40% (commercio, ristorazione, alimentari) all'86% (costruzioni e attività immobiliari). Per la maggior parte dei professionisti e dei consulenti il coefficiente è del 78%.

L'aliquota dell'imposta sostitutiva è del 15%, oppure del 5% per i primi 5 anni se l'attività è effettivamente nuova (vedi sezione dedicata). Questa imposta sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali, e IRAP.

Puoi calcolare subito quanto pagheresti nel tuo caso con il calcolatore forfettario 2026: inserisci fatturato, tipo di attività e gestione previdenziale, e ottieni la stima di tasse, INPS e netto in tasca.

L'aliquota agevolata del 5%

Se apri una nuova partita IVA, per i primi 5 anni puoi pagare il 5% al posto del 15%. È un'agevolazione importante, ma ci sono tre condizioni da rispettare tutte:

Se rispetti tutte e tre, il 5% si applica per i primi 5 anni a partire dall'apertura. Dal sesto anno in poi si passa automaticamente al 15%.

I contributi INPS

I contributi INPS sono la voce di costo più importante per un forfettario, spesso più dell'imposta sostitutiva. Quanto paghi dipende dalla gestione previdenziale a cui sei iscritto.

Gestione Separata (professionisti senza cassa)

Se sei un libero professionista senza una cassa di categoria (consulenti, formatori, copywriter, sviluppatori, marketers e in generale tutti i professionisti "atipici"), versi alla Gestione Separata INPS. L'aliquota 2026 è del 26,07% sul reddito imponibile, oppure del 24% se hai un'altra copertura previdenziale (per esempio sei già dipendente o pensionato).

La Gestione Separata non prevede un minimale: se fatturi poco, paghi poco. Non prevede però neanche la riduzione del 35% riservata ai forfettari.

Gestione Artigiani e Commercianti

Se svolgi un'attività artigianale o commerciale e sei iscritto alle relative gestioni IVS, la storia cambia. Le aliquote 2026 sono:

Queste gestioni prevedono un minimale di reddito di 18.808 €: i contributi fissi annui (circa 4.500-4.600 €) sono dovuti anche se il reddito è inferiore. Sopra il minimale si paga l'aliquota percentuale sull'eccedenza.

La buona notizia: chi è in regime forfettario può richiedere la riduzione del 35% sia sui contributi fissi sia su quelli eccedenti. Si versa così circa il 65% del dovuto. Attenzione però: la riduzione comporta un proporzionale abbassamento dell'anzianità contributiva ai fini pensionistici. Va richiesta tramite il cassetto previdenziale INPS e si rinnova automaticamente negli anni successivi.

Cosa puoi dedurre e cosa no

In regime forfettario le spese reali non sono deducibili analiticamente. Il coefficiente di redditività presume già una percentuale di costi forfettizzata. Per questo il regime conviene a chi ha pochi costi rispetto ai ricavi (consulenti, freelance digitali, professionisti) e conviene meno a chi ha costi elevati (commercio, ristorazione, attività con magazzino).

L'unica voce davvero deducibile sono i contributi previdenziali obbligatori versati nell'anno: si sottraggono dal reddito imponibile prima del calcolo dell'imposta sostitutiva. L'eventuale eccedenza è deducibile dal reddito complessivo.

Fattura elettronica e adempimenti

Dal 2024 la fattura elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari, indipendentemente dal volume di ricavi. L'unica eccezione riguarda le prestazioni sanitarie verso persone fisiche, per cui resta il divieto di fatturazione elettronica.

Le altre cose da ricordare:

Le scadenze fiscali nel 2026

Per chi è in forfettario le date critiche dell'anno sono due. Il 30 giugno 2026 si versano saldo imposta sostitutiva 2025, primo acconto 2026, e contributi INPS Gestione Separata. Il 30 novembre 2026 si versa il secondo acconto.

Per artigiani e commercianti si aggiungono le rate fisse trimestrali del minimale (16 maggio, 20 agosto, 16 novembre, 16 febbraio). Il calendario completo delle scadenze 2026 include tutte le date dell'anno con i dettagli.

Cause di esclusione

Anche se rispetti i requisiti di accesso, ci sono situazioni che ti escludono automaticamente dal regime forfettario. Le principali:

Cosa succede se supero la soglia

La soglia da non superare è 85.000 € di ricavi annui. Le conseguenze dipendono dall'entità del superamento:

Pianificare il superamento — quando avviene in modo prevedibile — è una delle situazioni in cui il valore di un commercialista è più alto: la gestione della transizione dal forfettario all'ordinario ha implicazioni IVA, di rivalsa, di gestione del magazzino e di accantonamenti che vanno valutate caso per caso.

A chi conviene il regime forfettario

Il forfettario conviene quasi sempre a:

Conviene meno (e a volte non conviene affatto) a chi ha costi elevati, fattura prevalentemente a privati con possibilità di detrazione IVA, o è vicino al passaggio del regime ordinario in modo prevedibile.

In sintesi

Il regime forfettario 2026 mantiene la struttura degli anni precedenti: soglia 85.000 €, aliquota 15% (5% per nuove attività), coefficienti di redditività per ATECO, contributi INPS deducibili. È il regime di riferimento per la stragrande maggioranza dei freelance e dei piccoli professionisti italiani, e nel 90% dei casi è la scelta giusta.

La parte difficile non è il calcolo — quello lo fa il calcolatore in due secondi — ma valutare le situazioni di confine (controllo in SRL, ex datore di lavoro, transizione di regime, scelta tra 5% e 15%, riduzione INPS). Per queste situazioni il valore di un commercialista è reale e ripaga il costo.

Questa guida ha finalità informative e divulgative. Non costituisce consulenza fiscale, che in Italia è riservata a dottori commercialisti, esperti contabili e consulenti del lavoro iscritti agli albi. Per la tua situazione specifica rivolgiti a un professionista abilitato.
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