Regime Forfettario 2026:
la guida completa
Tutto quello che devi sapere se sei in regime forfettario o stai per aprire una partita IVA: requisiti, soglie, aliquote, contributi INPS, fattura elettronica e cause di esclusione, aggiornato alla normativa 2026.
Cos'è il regime forfettario
Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato riservato alle persone fisiche titolari di partita IVA individuale. È stato introdotto dalla Legge 190/2014 e nel tempo è diventato il regime di gran lunga più utilizzato dai freelance, dai piccoli professionisti e dai piccoli imprenditori in Italia.
La logica è semplice: niente IVA in fattura, niente deduzione analitica dei costi, un'unica imposta sostitutiva calcolata su una percentuale fissa del fatturato. In cambio della semplificazione, lo Stato ti chiede di rispettare una soglia di ricavi e alcuni paletti d'accesso.
I requisiti per accedere nel 2026
Per entrare e restare in regime forfettario nel 2026 devi rispettare tutti i seguenti requisiti contemporaneamente:
- Ricavi o compensi non superiori a 85.000 € nell'anno precedente. Si guarda al fatturato effettivamente incassato, non a quello fatturato.
- Spese per lavoro dipendente, accessorio e collaborazioni non superiori a 20.000 € lordi nell'anno precedente.
- Redditi da lavoro dipendente o pensione non superiori a 35.000 € nell'anno precedente. Sopra questa soglia non puoi accedere né continuare ad applicare il forfettario.
- Residenza fiscale in Italia, con alcune eccezioni per residenti UE/SEE che producono almeno il 75% del reddito in Italia.
Esistono inoltre alcune cause di esclusione specifiche, le più importanti delle quali sono trattate più avanti.
Come si calcolano le tasse
Il meccanismo è diverso dal regime ordinario. Invece di sottrarre i costi effettivi dai ricavi, in forfettario si applica un coefficiente di redditività stabilito per legge in base al tuo codice ATECO. Il coefficiente presume forfettariamente una percentuale di costi.
La formula è:
Imposta = (Reddito imponibile − Contributi INPS pagati) × Aliquota
I coefficienti vanno dal 40% (commercio, ristorazione, alimentari) all'86% (costruzioni e attività immobiliari). Per la maggior parte dei professionisti e dei consulenti il coefficiente è del 78%.
L'aliquota dell'imposta sostitutiva è del 15%, oppure del 5% per i primi 5 anni se l'attività è effettivamente nuova (vedi sezione dedicata). Questa imposta sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali, e IRAP.
L'aliquota agevolata del 5%
Se apri una nuova partita IVA, per i primi 5 anni puoi pagare il 5% al posto del 15%. È un'agevolazione importante, ma ci sono tre condizioni da rispettare tutte:
- L'attività deve essere effettivamente nuova: non una mera prosecuzione di un'attività precedente, anche se svolta in forma diversa (per esempio passare da dipendente a libero professionista per lo stesso cliente è considerato mera prosecuzione).
- Nei 3 anni precedenti non devi aver esercitato un'altra attività artistica, professionale o d'impresa, neanche in forma associata o familiare.
- Se prosegui un'attività di altri, il volume di ricavi del cedente nell'anno precedente non deve aver superato la soglia di accesso al regime.
Se rispetti tutte e tre, il 5% si applica per i primi 5 anni a partire dall'apertura. Dal sesto anno in poi si passa automaticamente al 15%.
I contributi INPS
I contributi INPS sono la voce di costo più importante per un forfettario, spesso più dell'imposta sostitutiva. Quanto paghi dipende dalla gestione previdenziale a cui sei iscritto.
Gestione Separata (professionisti senza cassa)
Se sei un libero professionista senza una cassa di categoria (consulenti, formatori, copywriter, sviluppatori, marketers e in generale tutti i professionisti "atipici"), versi alla Gestione Separata INPS. L'aliquota 2026 è del 26,07% sul reddito imponibile, oppure del 24% se hai un'altra copertura previdenziale (per esempio sei già dipendente o pensionato).
La Gestione Separata non prevede un minimale: se fatturi poco, paghi poco. Non prevede però neanche la riduzione del 35% riservata ai forfettari.
Gestione Artigiani e Commercianti
Se svolgi un'attività artigianale o commerciale e sei iscritto alle relative gestioni IVS, la storia cambia. Le aliquote 2026 sono:
- Artigiani: 24% sul reddito imponibile.
- Commercianti: 24,48% sul reddito imponibile (lo 0,48% in più è destinato al fondo per l'indennizzo di cessazione attività).
Queste gestioni prevedono un minimale di reddito di 18.808 €: i contributi fissi annui (circa 4.500-4.600 €) sono dovuti anche se il reddito è inferiore. Sopra il minimale si paga l'aliquota percentuale sull'eccedenza.
La buona notizia: chi è in regime forfettario può richiedere la riduzione del 35% sia sui contributi fissi sia su quelli eccedenti. Si versa così circa il 65% del dovuto. Attenzione però: la riduzione comporta un proporzionale abbassamento dell'anzianità contributiva ai fini pensionistici. Va richiesta tramite il cassetto previdenziale INPS e si rinnova automaticamente negli anni successivi.
Cosa puoi dedurre e cosa no
In regime forfettario le spese reali non sono deducibili analiticamente. Il coefficiente di redditività presume già una percentuale di costi forfettizzata. Per questo il regime conviene a chi ha pochi costi rispetto ai ricavi (consulenti, freelance digitali, professionisti) e conviene meno a chi ha costi elevati (commercio, ristorazione, attività con magazzino).
L'unica voce davvero deducibile sono i contributi previdenziali obbligatori versati nell'anno: si sottraggono dal reddito imponibile prima del calcolo dell'imposta sostitutiva. L'eventuale eccedenza è deducibile dal reddito complessivo.
Fattura elettronica e adempimenti
Dal 2024 la fattura elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari, indipendentemente dal volume di ricavi. L'unica eccezione riguarda le prestazioni sanitarie verso persone fisiche, per cui resta il divieto di fatturazione elettronica.
Le altre cose da ricordare:
- Niente IVA in fattura: si emette con la dicitura "Operazione effettuata ai sensi dell'art. 1, commi 54-89, Legge 190/2014 — regime forfettario".
- Marca da bollo di 2 € su ogni fattura di importo superiore a 77,47 €. Si versa con bollo virtuale tramite F24.
- Niente ritenuta d'acconto: i forfettari non subiscono ritenuta e non agiscono da sostituto d'imposta sui propri compensi pagati a terzi (con qualche eccezione su lavoratori dipendenti).
- Niente studi di settore né ISA, ma è obbligatorio compilare il quadro LM della dichiarazione dei redditi.
Le scadenze fiscali nel 2026
Per chi è in forfettario le date critiche dell'anno sono due. Il 30 giugno 2026 si versano saldo imposta sostitutiva 2025, primo acconto 2026, e contributi INPS Gestione Separata. Il 30 novembre 2026 si versa il secondo acconto.
Per artigiani e commercianti si aggiungono le rate fisse trimestrali del minimale (16 maggio, 20 agosto, 16 novembre, 16 febbraio). Il calendario completo delle scadenze 2026 include tutte le date dell'anno con i dettagli.
Cause di esclusione
Anche se rispetti i requisiti di accesso, ci sono situazioni che ti escludono automaticamente dal regime forfettario. Le principali:
- Partecipazione di controllo in SRL che svolge attività riconducibile a quella del forfettario. La partecipazione semplice in una SRL non blocca l'accesso, ma se hai il controllo (maggioranza dei voti) e la SRL fa lo stesso lavoro che fai tu, sei fuori.
- Fatturazione prevalente verso ex datori di lavoro: se più del 50% del tuo fatturato deriva da soggetti per cui hai lavorato come dipendente nei 2 anni precedenti, sei escluso. Questa norma serve a impedire la "finta partita IVA" usata per mascherare rapporti di lavoro dipendente.
- Regimi speciali IVA: chi applica regimi speciali (agricoltura, editoria, agenzie viaggio, ecc.) non può accedere.
- Cessioni intracomunitarie prevalenti: se la maggior parte del fatturato deriva da cessioni di beni verso UE, il regime non si applica.
Cosa succede se supero la soglia
La soglia da non superare è 85.000 € di ricavi annui. Le conseguenze dipendono dall'entità del superamento:
- Tra 85.001 € e 100.000 €: resti in forfettario per tutto l'anno in corso e passi al regime ordinario dal 1° gennaio dell'anno successivo.
- Oltre 100.000 €: esci immediatamente dal forfettario nell'anno stesso. Da quel momento devi applicare l'IVA su tutte le operazioni successive, compresa quella che ha causato il superamento.
Pianificare il superamento — quando avviene in modo prevedibile — è una delle situazioni in cui il valore di un commercialista è più alto: la gestione della transizione dal forfettario all'ordinario ha implicazioni IVA, di rivalsa, di gestione del magazzino e di accantonamenti che vanno valutate caso per caso.
A chi conviene il regime forfettario
Il forfettario conviene quasi sempre a:
- Liberi professionisti e consulenti con pochi costi rispetto ai ricavi (sviluppatori, designer, copywriter, formatori, coach, marketer).
- Chi apre una nuova attività e può sfruttare l'aliquota agevolata al 5%.
- Chi ha un fatturato stabile sotto gli 85.000 € e prevede di mantenersi in quella fascia.
- Chi vuole massima semplificazione amministrativa: niente IVA, niente IRAP, niente studi di settore.
Conviene meno (e a volte non conviene affatto) a chi ha costi elevati, fattura prevalentemente a privati con possibilità di detrazione IVA, o è vicino al passaggio del regime ordinario in modo prevedibile.
In sintesi
Il regime forfettario 2026 mantiene la struttura degli anni precedenti: soglia 85.000 €, aliquota 15% (5% per nuove attività), coefficienti di redditività per ATECO, contributi INPS deducibili. È il regime di riferimento per la stragrande maggioranza dei freelance e dei piccoli professionisti italiani, e nel 90% dei casi è la scelta giusta.
La parte difficile non è il calcolo — quello lo fa il calcolatore in due secondi — ma valutare le situazioni di confine (controllo in SRL, ex datore di lavoro, transizione di regime, scelta tra 5% e 15%, riduzione INPS). Per queste situazioni il valore di un commercialista è reale e ripaga il costo.