confronto regimi

Forfettario vs Ordinario:
quale conviene nel 2026

È la domanda che si fa chiunque apra una partita IVA. La risposta non dipende dal regime "migliore" in assoluto, ma da una variabile precisa: quanto incidono i tuoi costi. Qui trovi il confronto completo, con esempi pratici per capire da che parte stai.

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Professionista in Gestione Separata INPS, coefficiente 78%. Il netto è quanto resta dopo tasse, contributi e costi.

Forfettario
27.508 €
netto · tasse e INPS 14.492 €
Ordinario
23.414 €
netto · tasse e INPS 18.586 €
Con questi numeri conviene il forfettario, con circa 4.094 € in più all'anno.

Il forfettario in breve

Il regime forfettario è il regime agevolato per le partite IVA individuali con ricavi fino a 85.000 € l'anno. Non si applica l'IVA in fattura, non si deducono i costi reali e si paga un'unica imposta sostitutiva del 15% (o del 5% per i primi 5 anni di una nuova attività) calcolata non sul fatturato pieno, ma su una sua percentuale stabilita dal coefficiente di redditività del tuo codice ATECO.

Il punto chiave: il coefficiente presume i tuoi costi in modo forfettario. Se il tuo coefficiente è 78%, lo Stato dà per scontato che il 22% del fatturato se ne vada in spese — che tu le abbia davvero o no. Per tutti i dettagli c'è la guida completa al regime forfettario 2026.

Il regime ordinario in breve

Il regime ordinario (per le persone fisiche, in contabilità semplificata o ordinaria) funziona in modo opposto: paghi le tasse sul reddito reale, cioè ricavi meno costi effettivamente sostenuti e documentati. Su quel reddito si applica l'IRPEF a scaglioni, più le addizionali regionale e comunale.

Inoltre applichi e gestisci l'IVA su tutte le operazioni, con liquidazioni periodiche. Un mito da sfatare: dal 2022 le persone fisiche non pagano più l'IRAP, quindi questa non è più una voce di differenza tra i due regimi.

Gli scaglioni IRPEF in vigore nel 2026 sono tre:

A questi si aggiungono le addizionali (regionale dall'1,23% al 3,33% circa, comunale fino allo 0,9%), che variano in base a regione e comune di residenza.

La differenza che decide tutto: i costi

Tolte IVA e adempimenti, il confronto si gioca quasi tutto su una sola domanda: i tuoi costi reali sono più alti o più bassi di quelli che il coefficiente forfettario presume?

Costi presunti dal forfettario = Fatturato × (1 − Coefficiente)
Esempio coeff. 78% → si presume il 22% di costi

Le tasse a confronto

ForfettarioOrdinario
Base imponibileFatturato × coefficiente ATECORicavi − costi reali deducibili
Aliquota5% o 15% (imposta sostitutiva)23% / 33% / 43% (IRPEF a scaglioni)
Costi realiNon deducibili (presunti dal coefficiente)Deducibili se documentati
IVANon si applicaSi applica e si versa
AddizionaliNon dovuteRegionale + comunale
IRAPNon dovutaNon dovuta (persone fisiche)
AdempimentiMinimiLiquidazioni IVA, registri, dichiarazioni

Sulla carta l'imposta sostitutiva del 5-15% sembra sempre imbattibile contro un'IRPEF che parte dal 23%. Ma attenzione: nel forfettario paghi su una base che non scende mai sotto il coefficiente, mentre nell'ordinario i costi possono ridurre il reddito anche di molto. È qui che il confronto si ribalta nei casi ad alti costi.

Per la parte forfettaria puoi vedere subito i numeri del tuo caso con il calcolatore forfettario 2026: ti dà imposta, contributi INPS e netto in tasca a partire dal fatturato.

L'IVA: lo spartiacque nascosto

L'IVA è spesso il fattore più sottovalutato. Nel forfettario non la applichi: per un cliente privato (che non può detrarla) questo è un vantaggio competitivo enorme, perché il tuo prezzo finale è più basso a parità di compenso.

Verso clienti aziendeil discorso cambia: loro l'IVA la detraggono, quindi non gli pesa. In compenso, nell'ordinario tu detrai l'IVA sugli acquisti: se compri molto (merci, attrezzature, servizi), recuperi l'IVA pagata ai fornitori, cosa che nel forfettario non puoi fare e che diventa per te un costo pieno.

I contributi INPS

I contributi previdenziali si pagano in entrambi i regimi e con le stesse aliquote di base (Gestione Separata 26,07%, Artigiani 24%, Commercianti 24,48%). Ci sono però due differenze pratiche:

Un esempio concreto

Prendiamo un consulente in Gestione Separata con 50.000 € di fatturato e coefficiente 78%. Il forfettario presume costi per il 22% (11.000 €). Vediamo due scenari opposti (stime semplificate e arrotondate, al netto delle detrazioni che variano caso per caso):

Scenario A — pochi costi reali (~4.000 €)

I costi reali sono molto sotto gli 11.000 € presunti. Nel forfettario paghi imposta sostitutiva su una base bassa; nell'ordinario quei 4.000 € deducibili non bastano a compensare l'IRPEF al 23-33%. Vince il forfettario, spesso con qualche migliaio di euro di differenza all'anno (e ancora di più con l'aliquota al 5%).

Scenario B — molti costi reali (~25.000 €)

Qui i costi reali (50% del fatturato) superano di molto il 22% presunto. Nel forfettario quei 25.000 € sono in gran parte ignorati: paghi comunque sul 78% del fatturato. Nell'ordinario invece deduci l'intero importo, il reddito imponibile crolla e l'IRPEF si applica su una base molto più piccola. In casi così l'ordinario può diventare più conveniente.

La morale: non esiste un vincitore assoluto. Esiste il tuo rapporto reale tra costi e fatturato.

Quando conviene il forfettario

Quando conviene l'ordinario

Il punto di pareggio

In modo molto semplificato, il punto di indifferenza tra i due regimi si avvicina quando i tuoi costi reali eguagliano i costi presuntidal coefficiente. Sotto quella soglia, il forfettario è in vantaggio; sopra, il vantaggio si sposta verso l'ordinario man mano che i costi crescono e che il reddito sale negli scaglioni IRPEF più alti.

Esiste anche un effetto legato al volume: a parità di margine, più sali di fatturato e più l'IRPEF progressiva morde, rendendo l'imposta sostitutiva piatta del forfettario relativamente più conveniente — fino al tetto degli 85.000 €.

Come scegliere (e come cambiare)

La scelta del regime si fa all'apertura della partita IVA, ma non è una condanna a vita. Si può passare da un regime all'altro, di norma dall'inizio dell'anno solare successivo, comunicandolo nella dichiarazione IVA o tramite il comportamento concludente.

Il passaggio non è neutro: comporta gestione dell'IVA sulle rimanenze, eventuali rettifiche della detrazione, e va pianificato. È esattamente una delle situazioni in cui il confronto numerico fatto in autonomia va validato da un commercialista, perché un errore di valutazione si paga per tutto l'anno.

In sintesi

Forfettario e ordinario non sono "meglio" o "peggio": sono due logiche diverse. Il forfettario premia chi ha pochi costi, clienti privati e vuole semplicità. L'ordinario premia chi ha costi alti e documentabili, fa investimenti o supera le soglie del forfettario.

La regola pratica da cui partire: confronta i tuoi costi reali con quelli che il coefficiente presume. Da lì, simula i numeri — per la parte forfettaria usa il calcolatore — e porta il confronto a un professionista per le situazioni di confine.

Questo articolo ha finalità informative e divulgative. Gli esempi sono semplificati e arrotondati e non tengono conto di tutte le variabili (detrazioni, addizionali locali, situazione personale). Non costituisce consulenza fiscale, riservata in Italia a professionisti abilitati iscritti agli albi. Per la tua situazione specifica rivolgiti a un commercialista.
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