Forfettario vs Ordinario:
quale conviene nel 2026
È la domanda che si fa chiunque apra una partita IVA. La risposta non dipende dal regime "migliore" in assoluto, ma da una variabile precisa: quanto incidono i tuoi costi. Qui trovi il confronto completo, con esempi pratici per capire da che parte stai.
Professionista in Gestione Separata INPS, coefficiente 78%. Il netto è quanto resta dopo tasse, contributi e costi.
Il forfettario in breve
Il regime forfettario è il regime agevolato per le partite IVA individuali con ricavi fino a 85.000 € l'anno. Non si applica l'IVA in fattura, non si deducono i costi reali e si paga un'unica imposta sostitutiva del 15% (o del 5% per i primi 5 anni di una nuova attività) calcolata non sul fatturato pieno, ma su una sua percentuale stabilita dal coefficiente di redditività del tuo codice ATECO.
Il punto chiave: il coefficiente presume i tuoi costi in modo forfettario. Se il tuo coefficiente è 78%, lo Stato dà per scontato che il 22% del fatturato se ne vada in spese — che tu le abbia davvero o no. Per tutti i dettagli c'è la guida completa al regime forfettario 2026.
Il regime ordinario in breve
Il regime ordinario (per le persone fisiche, in contabilità semplificata o ordinaria) funziona in modo opposto: paghi le tasse sul reddito reale, cioè ricavi meno costi effettivamente sostenuti e documentati. Su quel reddito si applica l'IRPEF a scaglioni, più le addizionali regionale e comunale.
Inoltre applichi e gestisci l'IVA su tutte le operazioni, con liquidazioni periodiche. Un mito da sfatare: dal 2022 le persone fisiche non pagano più l'IRAP, quindi questa non è più una voce di differenza tra i due regimi.
Gli scaglioni IRPEF in vigore nel 2026 sono tre:
- 23% sul reddito fino a 28.000 €
- 33% sulla parte da 28.000 € a 50.000 € (era il 35% fino al 2025: la Legge di Bilancio 2026 l'ha ridotto di due punti)
- 43% sulla parte oltre 50.000 €
A questi si aggiungono le addizionali (regionale dall'1,23% al 3,33% circa, comunale fino allo 0,9%), che variano in base a regione e comune di residenza.
La differenza che decide tutto: i costi
Tolte IVA e adempimenti, il confronto si gioca quasi tutto su una sola domanda: i tuoi costi reali sono più alti o più bassi di quelli che il coefficiente forfettario presume?
Esempio coeff. 78% → si presume il 22% di costi
- Se i tuoi costi reali sono inferiori a quelli presunti (tipico di consulenti, freelance digitali, professionisti senza magazzino), il forfettario quasi sempre vince: paghi su una base ridotta e con aliquota bassa.
- Se i tuoi costi reali sono superiori a quelli presunti (attività con materiali, magazzino, dipendenti, affitti, attrezzature), nell'ordinario quei costi diventano deducibili e abbattono il reddito — e l'ordinario può tornare a convenire.
Le tasse a confronto
| Forfettario | Ordinario | |
|---|---|---|
| Base imponibile | Fatturato × coefficiente ATECO | Ricavi − costi reali deducibili |
| Aliquota | 5% o 15% (imposta sostitutiva) | 23% / 33% / 43% (IRPEF a scaglioni) |
| Costi reali | Non deducibili (presunti dal coefficiente) | Deducibili se documentati |
| IVA | Non si applica | Si applica e si versa |
| Addizionali | Non dovute | Regionale + comunale |
| IRAP | Non dovuta | Non dovuta (persone fisiche) |
| Adempimenti | Minimi | Liquidazioni IVA, registri, dichiarazioni |
Sulla carta l'imposta sostitutiva del 5-15% sembra sempre imbattibile contro un'IRPEF che parte dal 23%. Ma attenzione: nel forfettario paghi su una base che non scende mai sotto il coefficiente, mentre nell'ordinario i costi possono ridurre il reddito anche di molto. È qui che il confronto si ribalta nei casi ad alti costi.
L'IVA: lo spartiacque nascosto
L'IVA è spesso il fattore più sottovalutato. Nel forfettario non la applichi: per un cliente privato (che non può detrarla) questo è un vantaggio competitivo enorme, perché il tuo prezzo finale è più basso a parità di compenso.
Verso clienti aziendeil discorso cambia: loro l'IVA la detraggono, quindi non gli pesa. In compenso, nell'ordinario tu detrai l'IVA sugli acquisti: se compri molto (merci, attrezzature, servizi), recuperi l'IVA pagata ai fornitori, cosa che nel forfettario non puoi fare e che diventa per te un costo pieno.
I contributi INPS
I contributi previdenziali si pagano in entrambi i regimi e con le stesse aliquote di base (Gestione Separata 26,07%, Artigiani 24%, Commercianti 24,48%). Ci sono però due differenze pratiche:
- La riduzione del 35% sui contributi fissi di artigiani e commercianti è riservata ai forfettari. Nell'ordinario non spetta.
- La base di calcolo è diversa: nel forfettario i contributi si calcolano sul reddito da coefficiente; nell'ordinario sul reddito reale (ricavi − costi). In entrambi i casi i contributi versati sono deducibili.
Un esempio concreto
Prendiamo un consulente in Gestione Separata con 50.000 € di fatturato e coefficiente 78%. Il forfettario presume costi per il 22% (11.000 €). Vediamo due scenari opposti (stime semplificate e arrotondate, al netto delle detrazioni che variano caso per caso):
Scenario A — pochi costi reali (~4.000 €)
I costi reali sono molto sotto gli 11.000 € presunti. Nel forfettario paghi imposta sostitutiva su una base bassa; nell'ordinario quei 4.000 € deducibili non bastano a compensare l'IRPEF al 23-33%. Vince il forfettario, spesso con qualche migliaio di euro di differenza all'anno (e ancora di più con l'aliquota al 5%).
Scenario B — molti costi reali (~25.000 €)
Qui i costi reali (50% del fatturato) superano di molto il 22% presunto. Nel forfettario quei 25.000 € sono in gran parte ignorati: paghi comunque sul 78% del fatturato. Nell'ordinario invece deduci l'intero importo, il reddito imponibile crolla e l'IRPEF si applica su una base molto più piccola. In casi così l'ordinario può diventare più conveniente.
La morale: non esiste un vincitore assoluto. Esiste il tuo rapporto reale tra costi e fatturato.
Quando conviene il forfettario
- Lavori di servizio con pochi costi: consulenti, sviluppatori, designer, copywriter, formatori, coach.
- Hai clienti privati che non detraggono l'IVA: il tuo prezzo è più competitivo.
- Stai aprendo una nuova attività e puoi usare l'aliquota al 5% per 5 anni.
- Vuoi semplicità: niente IVA, niente liquidazioni periodiche, contabilità minima.
- Il fatturato è stabile sotto gli 85.000 €.
Quando conviene l'ordinario
- Hai costi elevati e documentabili: merci, magazzino, attrezzature, affitti, dipendenti, collaboratori.
- Fai investimenti importanti e vuoi detrarre l'IVA sugli acquisti.
- Prevedi di superare stabilmente gli 85.000 € di ricavi.
- Hai cause di esclusione dal forfettario (controllo in SRL, fatturazione prevalente verso ex datore di lavoro, redditi da dipendente oltre 35.000 €).
- Hai molte detrazioni e deduzioni personali (mutuo, familiari a carico, spese sanitarie) che nel forfettario, in assenza di altri redditi, rischi di perdere.
Il punto di pareggio
In modo molto semplificato, il punto di indifferenza tra i due regimi si avvicina quando i tuoi costi reali eguagliano i costi presuntidal coefficiente. Sotto quella soglia, il forfettario è in vantaggio; sopra, il vantaggio si sposta verso l'ordinario man mano che i costi crescono e che il reddito sale negli scaglioni IRPEF più alti.
Esiste anche un effetto legato al volume: a parità di margine, più sali di fatturato e più l'IRPEF progressiva morde, rendendo l'imposta sostitutiva piatta del forfettario relativamente più conveniente — fino al tetto degli 85.000 €.
Come scegliere (e come cambiare)
La scelta del regime si fa all'apertura della partita IVA, ma non è una condanna a vita. Si può passare da un regime all'altro, di norma dall'inizio dell'anno solare successivo, comunicandolo nella dichiarazione IVA o tramite il comportamento concludente.
Il passaggio non è neutro: comporta gestione dell'IVA sulle rimanenze, eventuali rettifiche della detrazione, e va pianificato. È esattamente una delle situazioni in cui il confronto numerico fatto in autonomia va validato da un commercialista, perché un errore di valutazione si paga per tutto l'anno.
In sintesi
Forfettario e ordinario non sono "meglio" o "peggio": sono due logiche diverse. Il forfettario premia chi ha pochi costi, clienti privati e vuole semplicità. L'ordinario premia chi ha costi alti e documentabili, fa investimenti o supera le soglie del forfettario.
La regola pratica da cui partire: confronta i tuoi costi reali con quelli che il coefficiente presume. Da lì, simula i numeri — per la parte forfettaria usa il calcolatore — e porta il confronto a un professionista per le situazioni di confine.